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I santuari

La ragione per cui Novi Velia ai nostri giorni è conosciuta non solo in tutto il Cilento, ma nella Lucania, nella Basilicata, nella Calabria e, per mezzo degli emigrati, in tanti altri paesi dell'Europa, delle Americhe e dell'Australia, non sta nella sua storia, anche se abbastanza interessante, ma nel suo Santuario della Madonna del Sacro Monte, meta fin dai tempi antichi di numerosi e devoti pellegrinaggi.
  A Novi il pellegrinaggio al Sacro Monte in "compagnia" lo si fa in occasione dell'apertura del Santuario, che ora avviene l'ultima domenica di Maggio, con un rituale che affonda le sue radici nell'antichitá. Non sto qui a descrivervi come si svolge questo pellegrinaggio. Molti altri lo hanno fatto nel passato e recentemente in libri, riviste e giornali. Conoscere le tradizioni e conservarle è cosa utile, anzi doverosa. Però ancor più utile a me sembra studiarne e conoscere l'origine, la fonte. Ebbene, come e quando nasce il pellegrinaggio al Sacro Monte? Per rispondere a questa domanda mi si permetta di richiamare la vostra attenzione sul titolo del Santuario: Madonna del Sacro Monte.
  Sono innumerevoli i santuari che la pietà del popolo ha eretto a devozione della Madonna e ognuno di essi con una sua denominazione speciale. Alcuni titoli, talvolta anche molto strani, stanno ad indicare come viene raffigurata l'immagine sacra, o il fatto storico o leggendario che ha dato origine al Santuario stesso. Si pensi per esempio alla Madonna del Granato, della Catena, delle Galline, della Navicella, del Restello, del Frassino, dell'Olmo, ecc. Alle volte la denominazione deriva dal luogo città o paese che sia, dove sorge il santuario: la Madonna di Pompei, di Loreto, di Lourdes, di Fatima, di Guadalupe e via dicendo.
  Allora vien fatto di chiederci: perchè il Santuario della Madonna di Novi Velia si chiama "Santuario della Madonna del Sacro Monte"? La risposta mi sembra abbastanza facile, quasi dissi lapalissiana: perché il Santuario é sorto su un monte già sacro. Tutti sappiamo che il Santuario è antichissimo. Il primo documento in nostro possesso che ce ne attesta l'esistenza è del 1131. C'è chi sostiene che il Santuario fú fondato dai Padri Basiliani. Se cosi è, ci troviamo al 700 dopo Cristo. Ma anche allora il monte era considerato sacro. Che tale fosse, ce lo attesta la parola "Gelbison", parola araba, coniata dai Saraceni. Cosi essi battezzarono il monte quando, approdando sulle nostre spiagge per saccheggiarle, videro la scura linea del crinale del monte stagliarsi netta nell'azzurro del cielo.
  Molti interpretarono questa parola: "Monte del Sole". Circa sei anni fa, nell'Ottobre del 1983 andai in pellegrinaggio in Terra Santa. L'autista del pullman che ci trasportò nelle varie località durante tutta la settimana del pellegrinaggio, era un arabo. Parlava molto bene l'italiano. Una mattina mi sedetti sul seggiolino accanto al suo posto di guida e gli dissi: "Senta, io sono parroco di un paese alle falde di un alto monte che si chiama Gelbison. Che vuol dire Gelbison?" Mi rispose immediatamente: "Monte dell'idolo". I Saraceni dunque sapevano che sulla vetta del monte c'era un santuario dedicato alla Madonna che per loro era "un idolo". Facciamo ora un altro passo indietro, un passo lungo di oltre 1500 anni, quando sullo stesso lido sbarcarono i Focei. Sono di origine greca. Ogni altura per loro era sede di una divinitá. Basta pensare all'Olimpo, la cima più alta della Tessaglia e di tutta la Grecia . Con i suoi 2917 metri di altezza era considerato addirittura sede di tutti gli dei.
  Anche i Focei rimangono affascinati dal monte che s'innalza fino al cielo poco lungi dalla loro nuova città. Ne ammirano la rigogliosa vegetazione di varie specie di alberi di alto fusto, rimangono incantati dal mormorio dei mille e mille ruscelli che serpeggiano tra il verde del sottobosco. Tutta una splendida natura, frutto della divinità, anzi, per loro, Divinità essa stessa. Ed ecco sorgere in essi l'idea che quella vetta sia sacra, degna di essere la sede di qualche divinità, forse della dea Hera. Credete che stia vaneggiando? No, signori. Ne ho le prove. Possiedo alcune foto di reperti venuti alla luce nel Maggio 1960 quando sulla vetta del Gelbison si fecero degli scavi per piazzarvi i tralicci di sostegno ai ripetitori del telefono. Si tratta di una tanagra* e di un serpentello di bronzo, oltre al alcuni cocci.
  Sono oggetti votivi per propiziarsi la feconditá. Da quanto sappiamo, le tanagre si fecero fino e non oltre il 200 avanti Cristo. Ciò vuol dire che almeno due secoli avanti Cristo, sulla vetta dell'attuale monte Gelbison ci doveva essere un tempio. Con il tempio nasce il pellegrinaggio. Si va al monte per pregare la Divinità. Anzi tutte le principali sette alture che dominano l'immenso emiciclo dal monte Stella al monte Catona, diventano sacre, dedicate ciascuna ad una delle tante divinitá femminili pagane. Con l'avvento del Cristianesimo diventano tanti santuari tutti dedicati alla Madonna, sia pure con titoli diversi: ed ecco la Madonna della Stella, della Civitella, del Sacro Monte, ecc., Madonna che il popolino nella sua ingenua pietà chiama "le sette sorelle".

 

I testi sono tratti da:
Vincenzo Cerino, sac. Carlo Zennaro
Breve Storia Popolare di Novi Velia Pro Loco Novi Velia, litografia Vigilante srl, 2001, pagg. 125 - 131.


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