Tradizioni e leggende

Sono legate ai tempi della Magna Grecia, o se volete, dell'antica Elea, anche altre tradizioni come quella dei "cicci", come si dice a Novi, o "ciacciata" come si dice altrove. Il primo Maggio si usa cuocere insieme cereali e legumi. Si crede che, mangiando "i cicci" proprio in quel giorno, si resta immuni dalle punture delle zanzare per tutto l'anno. In realtá si tratta di un rito pagano propiziatorio per salvare dai parassiti il raccolto nell'esplosione della primavera e, per conseguenza, anche gli animali. C'é infatti chi fa mangiare "i cicci" anche ai porci.
  Anche ben radicata nel popolo novese è la tradizione di non contrarre matrimonio nel mese di Maggio. Poiché il mese di Maggio é il mese mariano per antonomasia, errerebbe chi pensasse che ciò sia dovuto per devozione alla Madonna. La tradizione deriva dal fatto che gli antichi Greci e gli antichi Romani non si sposavano nel mese di Maggio che per loro era dedicato al culto dei morti.
  Altra tradizione novese, comune a gran parte del Cilento è l'offerta del latte da parte dei pastori nel giorno dell'ascensione. Non so quale legame possa avere questa tradizione con i tempi antichi. Ho interrogato in proposito molti pastori e non pastori, uomini e donne e in preferenza anziani. Sono venuto a sapere che questa tradizione è legata ad una simpatica leggenda cristiana: narra il Vangelo che Erode aveva dato ordine di trucidare tutti i bambini di Betlemme dai due anni in giù. Questa era pressappoco l'età che doveva avere Gesú, desunta dal racconto che gli avevano fatto i Magi. San Giuseppe, avvertito in sogno dall'Angelo, di notte tempo, con la Madonna ed il bambino fugge in tutta fretta da Betlemme diretto verso l'Egitto. Durante il faticoso viaggio i fuggiaschi fanno una sosta presso la tenda di un pastore. Questi sta seduto sul coperchio di una secchia di legno piena di latte. Gesù Bambino, già svezzato, piange perchè ha fame. E la Madonna prega il pastore "Per carità, dammi un po' di latte per mio figlio. Piange perché ha fame". Il pastore sempre seduto sul coperchio della secchia dice: "Mi dispiace non posso darti latte, perchè non ne ho". In quel momento, un cuculo che stava su un ramo di un albero all'ombra del quale si trovava la tenda del pastore fa sentire il suo verso " cucú, cucù. E la Madonna si rivolge al pastore e gli dice: "Senti cosa dice l'uccellino? "Cucú, cucú. Non mi fai scemo"! Tu il latte ce l'hai dentro quella secchia su cui stai seduto. Se non me ne dai un poco per il mio bambino, se ne andrà tutto a male". Il pastore, vistosi scoperto, per timore che si avverasse quanto la Vergine Santa gli aveva minacciato, le diede il latte per il bambino Gesù.
  Concludo con un'ultima leggenda che si rifà ai tempi antichi, ma non troppo. Al km. 148 della statale 18 si trova il bivio per Novi Velia. Dopo un centinaio di metri, sulla destra c'é un ristorante, non di lusso, ma decoroso. Vi si mangia abbastanza bene. Si chiama "La Chioccia d'Oro". Ciò è dovuto che dirimpetto, dall'altra parte della strada, c'é un enorme masso di pietra arenaria, detto "a petra re Correnti". Narra la leggenda che in una fessura di quella pietra ci fosse una gallina con i pulcini d'oro. Poco tempo fa, un professore mi chiese: "Perché questo ristorante si chiama "La Chioccia d'Oro?". Gli raccontai la leggenda novese. "Ma questa è la leggenda di Teodolinda, Regina dei Longobardi", mi disse il professore. "Nel tesoro dei Longobardi in Monza c'è un piatto con la chioccia e i pulcini sbalzati in oro e argento". Già, non per nulla la chiesa parrocchiale di Novi Velia si chiama "Santa Maria dei Longobardi".

I testi sono tratti da:
Vincenzo Cerino, sac. Carlo Zennaro
Breve Storia Popolare di Novi Velia Pro Loco Novi Velia, litografia Vigilante srl, 2001, pagg. 125 - 131.

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