L'arresto di un brigante

Il prefetto di Salerno informa il ministero dell'avvenuto arresto di Bamonte Andrea di Novi Velia. Una battuta alla caccia di un brigante che soleva agire da solo e perciò era particolarmente difficile riuscire a catturarlo. Lo tradiscono inavvertitamente degli amici che, contrariamente alle disposizioni in vigore, cucinano più carne di quanta ne possano consumare: il che mette sull'avviso i carabinieri i quali agiscono di sorpresa.
  Il documento presenta con chiarezza usi, abitudini, modo di vivere dei pastori, ma anche la loro ingenuità propria del mondo rurale, non avvezzo, nonostante le contingenze, a saper occultare segreti. La tanto discussa omertà pare che in questo caso non basti; e del resto l'atteggiamento di protezione verso i briganti da parte dei paesani o parenti, non era coscienza di « copertura », quanto piuttosto paura o semplice e innata solidarietà.

Doc. 16
ASS, Gab. Pr., 50, 234.

Salerno, 11 Giugno 1867
Al Ministro Interni,
Direzione Superiore di P.S., Firenze
Il Sottoscritto di seguito ai due telegrammi del 6 e 7 corrente, pregiasi di esporre i particolari intorno alla cattura del famigerato brigante Andrea Bamonte di Carmine, di anni 21, di Novi Velia.
Il Delegato di Pubblica Sicurezza in Vallo, Odoardo Moreno, avendo ricevuto notizie che il brigante Andrea Bamonte si aggirava verso la Vacchericcia alla contrada Massanova (Salento) il giorno 5 corrente alle ore 5 anti meridiane partì da Vallo per quella volta con la squadra Perrone e con quattro carabinieri. E giunto al luogo detto « Mezzavacca » divise in tre parti la forza per circondare d'un colpo e simultaneamente la suindicava vaccheria. Il movimento fu eseguito a puntino, e tanto la casa quanto la macchia che questa circonda vennero in un punto solo chiuse in mezzo. Allora il Delegato con porzione della forza entrò nella casa e vi trovò i coniugi Antonio Crocamo e Rosa Lettieri che cuocevano della carne di pecora. E domandato loro a chi servisse così di mattino cotanta vivanda, riposero in modo confuso e discorde, lo che fece ritenere che la stavano preparando per il brigante Bamonte, che erano soliti ricettare. Indi il Delegato avendo interrogato eziandio alcuni pastori, che pure pernoottavano in quella casetta, per conoscere se avessero veduto il predetto brigante, anche costoro furono discordi nelle risposte, e mostrarono titubanza. Il che fece crescere maggiormente i sospetti. Riuscita vana la perquisizione nell'interno della casa, fu disposto di verificare una folta siepe che cingeva la casa stessa. E dopo accurate ricerche si rinvenne infatti il Bamonte nascosto tra le spine. Egli era armato di carabina militare e di una pistola. Ciò non pertanto non oppose minima resistenza alla forza. Esso fu quindi arrestato ed ora sta in carcere a disposizione dell'autorità giudiziaria.
Nella circostanza la forza arrestò pure gli individui controsegnati (Crocamo Antonio, Lettieri Rosa, coniugi; Vernieri Antonio, di Angellara; Scavariello Pietro, Campora; GUzzo Angelo di Novi Velia) come ricettatori e manutengoli di lui, i quali stanno parimenti in carcere a disposizione dell'autorità giudiziaria.
Il Bamonte era uno dei briganti più astuti. E come che scorreva da solo la campagna, così era molto difficile di poterlo sorprendere. L'arresto di lui ha ridato la tranquillità al comune di Novi e agli altri circonvicini paesi, in cui sovente commetteva estorsioni e reati di ogni genere. Questo felice successo dovendosi onninamente all'operosità e allo zelo del suindicato Delegato Moreno, il sottoscritto sente il dovere di raccomandarlò alla considerazione di questo Superiore Dicastero. Il sottoscritto da cui il Moreno dipende, vorrebbe che egli fosse premiato con una promozione. Ma questa pare per il momento soverchia, e pare che potrebbe bastare a ricompensarlo e ad incoraggiarlo una nota speciale. Il sottoscritto si riserva di procurare una gratificazione alla squadriglia.
Il Prefetto


  Testo tratto da:
Amedeo La Greca, Storie di briganti, Acciaroli, C.P.C, 1988, pagg.75 ss.

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